Storie

Corsa come accettazione dell’età che avanza

Qualche tempo fa ho pensato una cosa.
Tutti i miei conoscenti – diciamo dai trenta ai settant’anni – che hanno corso e corrono con dedizione, ne portano i segni in volto.
Intendo dire che nessuno di loro dimostra meno degli anni che ha. […]
Affermiamolo senza vergogna: la corsa li sta consumando.
Forse, come ho scritto nell’introduzione, sono le conseguenze di una passione amorosa.
O forse chi sceglie di consegnarsi alla corsa sceglie in verità di consegnarsi alla natura […] .
Sì, correre è consegnarsi alla natura; e allora il tempo dedicato agli allenamenti e alle gare non è tempo perso,[…] bensì tempo in cui si va a ricordarsi chi siamo, a chi apparteniamo.
Per cui no, ritiriamo quanto appena detto, correre non è consegnarsi alla natura, per il semplice motivo che dalla natura non abbiamo alcuna possibilità di allontanarci.
Semmai correre è farsi bastare l’appartenenza alla natura. […] La natura, invece, ci dice soltanto di essere – cioè stare e andare – fino a quando riusciremo.
E poi? E poi basta, come è per qualunque altro animale, che non perde un istante della propria esistenza a domandarsi cosa rimarrà di sé dopo la morte.

(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)