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Storie
Per abituare il nostro fisico e la nostra mente a distanze sempre più ragguardevoli, è indispensabile dare fondo alle nostre energie e alla nostra forza di volontà.

Iniziare un programma di allenamento per una maratona significa incamminarsi lungo un sentiero che, come abbiamo appena visto, ci condurrà… da un’altra parte.

Per gli amatori modesti come me, quattro allenamenti settimanali sono sufficienti; ma preparare una maratona significa anche curare alimentazione e riposo.

E molto altro.

Significa imparare a programmare, ad attendere, a posticipare il piacere […]

Preparare una maratona significa inoltre che per provare a ottenere un risultato, ancora lontano nel tempo e che non abbiamo alcuna certezza di raggiungere, occorre faticare con costanza per settimane, facendosi assalire più e più volte da dubbi sulla sensatezza della nostra avventura.

Preparare una maratona detta perciò una regola severa: non c’è quasi mai proporzione tra l’impegno profuso e ciò che quell’impegno potrebbe far ottenere.

Ecco perché sono convinto che tutti debbano […] correre almeno una maratona nella vita.

(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)
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Storie
Correre, in altre parole, ci insegna anche a perdere.

Ci insegna cioè che si può preparare una gara per mesi – allenandosi, alimentandosi e riposando con scrupolo – e poi, per quanto alla partenza ci si senta nella migliore condizione psicofisica, fallire.

E fallire è istruttivo per più di una ragione.

Perché, nuovamente, tiene a freno ogni ipotesi di slancio superomistico; inoltre perché ogni fallimento lascia una sensazione malinconica, la cui causa non va cercata nella delusione che patiamo o che temiamo di dare a chi avrebbe scommesso su una nostra riuscita.

Il fallimento evoca, più o meno apertamente, quel buio senza nome che ci precede e segue.

Il fallimento nega al pieno della vita di imporsi in maniera definitiva sul vuoto.

Il fallimento proviene da quel vuoto, e quel vuoto proviene dalla morte.

(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)
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Storie
Correre, correre faticando, offre un altro prezioso insegnamento: allena alla disciplina e alla rinuncia.

Oggi siamo fatalmente attratti dalla quantità e dalla distrazione, che della quantità è figlia; il nostro io bulimico è bramoso di sfiorare cose, di sfiorare esperienze, senza mai soffermarsi su alcunché.

Forse perché l’illusione di espandersi all’infinito è, di nuovo, illusione di eternità.

La corsa ci dimostra invece che non si può essere tutto né avere tutto.

Siamo esseri finiti, finiti sono il nostro spazio, il nostro tempo e le nostre possibilità; ma se accettiamo questa finitezza, circoscrivendo un ambito d’azione e dedicandovici con tutta la nostra passione, con tutta la nostra concentrazione, possiamo ricavarne gioie grandi.

Gioie grandi ed effimere, d’accordo, che non ci garantiranno l’immortalità, che al contrario ribadiranno la nostra minuscola presenza nell’universo; ma è pur sempre la nostra presenza, non disponiamo d’altro, ed è proprio la somma di tutte le minuscole presenze a formare l’universo.

(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)
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Storie
Correre è mettersi in difficoltà, smarrirsi, provare ciò che ogni giorno provano appunto tutti gli altri animali: la meraviglia e il pericolo di esistere.

Il pericolo, sì: ciascun animale vive costantemente in bilico, esposto all’imprevedibilità delle forze naturali, eppure è l’essere umano l’unico ossessionato dall’idea della conservazione, dell’eternità.

Che è poi l’ossessione dell’io.

Io devo esserci il più a lungo possibile; se non ci sono più io non c’è più il mondo. Io, io, io.

Ma correre aiuta a svincolarsi dall’ossessione dell’io.

Correre ci ridimensiona.
Sia nel senso che assesta salutari sforbiciate a ogni eventuale tentazione narcisistica, sia perché ci ricolloca nella nostra posizione di animali tra altri animali.

(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)
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Storie
Correndo dismettiamo il nostro ruolo sociale, con tutta la sua teoria di obblighi e rituali, per riscoprire l’appartenenza al regno animale.

E non è davvero cosa di poco valore ricordarsi – anzi, provare sul proprio corpo – che siamo anche e soprattutto altro, essenzialmente altro, rispetto al compagno premuroso, al genitore comprensivo, al lavoratore esemplare, al consumatore informato che ogni giorno mostriamo di essere.

Ma chi corre, specie sulle lunghe distanze, non lo fa per sovrapporre all’io un altro io.

Non c’è guadagno, nella corsa.

L’attitudine al guadagno, all’accumulo, alla collezione, caratterizzano semmai l’uomo inserito in una società – la nostra – che quasi impone da un lato di esporsi, esibirsi, e dall’altro di sciorinare competenze, conquiste, capacità di costante aggiornamento e fulmineo adattamento.


(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)
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Storie
Qualche tempo fa ho pensato una cosa.
Tutti i miei conoscenti – diciamo dai trenta ai settant’anni – che hanno corso e corrono con dedizione, ne portano i segni in volto.
Intendo dire che nessuno di loro dimostra meno degli anni che ha. […]
Affermiamolo senza vergogna: la corsa li sta consumando.
Forse, come ho scritto nell’introduzione, sono le conseguenze di una passione amorosa.
O forse chi sceglie di consegnarsi alla corsa sceglie in verità di consegnarsi alla natura […] .
Sì, correre è consegnarsi alla natura; e allora il tempo dedicato agli allenamenti e alle gare non è tempo perso,[…] bensì tempo in cui si va a ricordarsi chi siamo, a chi apparteniamo.
Per cui no, ritiriamo quanto appena detto, correre non è consegnarsi alla natura, per il semplice motivo che dalla natura non abbiamo alcuna possibilità di allontanarci.
Semmai correre è farsi bastare l’appartenenza alla natura. […] La natura, invece, ci dice soltanto di essere – cioè stare e andare – fino a quando riusciremo.
E poi? E poi basta, come è per qualunque altro animale, che non perde un istante della propria esistenza a domandarsi cosa rimarrà di sé dopo la morte.

(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)
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Un’altra peculiarità della corsa rende inquietante agli occhi altrui la vita del podista: correre è un’esperienza totalizzante, e alle esperienze totalizzanti
non siamo più abituati.

Si è detto che la giusta attenzione a movimento, alimentazione e riposo conduce a un benessere psicofisico che tende a perpetuarsi […].

Allora la dedizione assoluta alla corsa – e più in generale a tutti i comportamenti che consentono di correre con profitto – fa somigliare i podisti a eroi provenienti da un’epoca (e da un’epica) antica, quando l’intero percorso esistenziale era preparatorio allo svolgimento di un compito, al perseguimento di uno scopo, al superamento di un nemico.

Ad altri, forse, i corridori appariranno piuttosto come personaggi chisciotteschi, perché il compito da svolgere, lo scopo da perseguire e il nemico da superare sono invisibili a tutti fuorché a loro.

(Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.)
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[..]Assommando un po’ di esperienza, diverse letture e alcuni colloqui con personalità del podismo e con esperti in alimentazione per sportivi, posso azzardare un piccolo decalogo a uso dei corridori principianti:

– bevete molta acqua, a pasto e fuori pasto

– mangiate frutta e verdura di stagione a volontà […]

– non è semplicissimo raggiungere la quota proteica giornaliera idonea a uno sportivo: oltre a inserire proteine in ogni pranzo e cena, iniziate ad assumerle già a colazione. […]

– mangiate pasta e riso integrali […]

– mangiate carne bianca e soprattutto pesce senza vergogna

– non salate eccessivamente le vivande […]

– ingaggiate una battaglia contro lo zucchero, bianco o di canna che sia. E, per favore, uscitene vincitori

– moderate il consumo di dolci, cibi fritti e condimenti pesanti. I cibi spazzatura evitateli proprio

– limitate birra e vino, eliminate i superalcolici

– fate passare almeno un’ora e mezza dalla colazione all’allenamento, e tre ore dal pranzo all’allenamento.
E andate in pace.


Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.
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Storie
Se siete in città correte in zone poco trafficate, e se un semaforo è giallo non fate gli eroi: fermatevi. ⠀
Se nel vostro quartiere non ci sono percorsi sicuri per correre, cercate una pista di atletica. […] ⠀
Procedete sempre sul lato sinistro delle strade a doppia corsia: semmai dovesse essere necessario, è certamente più facile schivare un mezzo di locomozione che sta arrivando verso di voi, perché solo in questo caso si può auspicare una doppia reazione immediata, vostra e del guidatore.
Se volete correre in orari in cui la luce scarseggia, dotatevi di almeno un capo d’abbigliamento con bande catarifrangenti o con materiali in grado di riflettere le fonti luminose. […]
L’ultimo consiglio sulla sicurezza è in realtà il primo, e dovrebbe essere scritto in grassetto: fate una visita medico-sportiva.

Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.
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“Per gustare appieno la corsa è necessario consegnarvisi… appieno; non si può correre e fare altro, ahinoi, se si desidera che la corsa ci restituisca tutta la sua bellezza misteriosa.

E come correndo in compagnia è bello scambiare qualche chiacchiera e incitamento, così correndo da soli è bello – e utile – sentire il proprio respiro, oltre che i rumori del mondo.

Se poi, come spero, arriverete tutti a preparare una maratona, scoprirete come muta la sensibilità uditiva dopo una trentina di chilometri!

Evitate, insomma, di ascoltare musica mentre correte. Durante la corsa ascoltate la corsa.

Tratto dal libro Runningsofia. Filosofia della corsa di Claudio Bagnasco, fondatore di Bed&Runfast.
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